Voglio fare lo scrittore

"Non è luogo dove il libro non penetri.
Maestro di tutte le seduzioni, possiede tutte le maschere, parla tutti i linguaggi, da quello dei gentiluomini a quello del trivio.
Si cela con sorriso procace tra due testi di scuola, si ostenta compunto e pudibondo tra due manuali di ascetica...

(da Dell'avvenire del romanzo in Italia, di Antonio Fogazzaro).

Da quando avete l'età della ragione pensate a voi stessi come novelli Hemingway, seduti al tavolino di un caffè di Parigi in una giornata di primavera, mentre un cronista estasiato vi pone la fatidica domanda che ogni scrittore, prima o poi, si sente fare: 
"Da dove trae l'ispirazione per i suoi meravigliosi libri?"...  

Bene, adesso tornate sulla terra e vediamo un po' di numeri, tratti dai dati ISTAT e da quelli illustrati nel Rapporto sull'editoria italiana di Giuliano Vigini, pubblicato ogni anno dalla Editrice Bibliografica di Milano, che danno sconfortanti informazioni su quanto gli italiani amino leggere.
In Italia ci sono (più o meno) 57 milioni di potenziali lettori; il 43% di queste persone dice di leggere almeno un libro all'anno, mentre le altre affermano di non leggere mai, ma proprio mai, neppure un libro. Tra i lettori certificati:
- circa il 46% legge poco, da uno a tre libri l'anno;
- circa il 24 % legge tra quattro e sei libri;
- circa il 15 % tra sette e undici libri;
- il resto, cioè lo "zoccolo duro" dei lettori forti, più di dodici libri. 
A soddisfare i bisogni di questi (scarsissimi) amanti della carta stampata, ci sono 16.484 (dati 2016) case editrici in lingua italiana (comprese quelle di Vaticano, San Marino e Canton Ticino) e 992.148 titoli in commercio; e non dobbiamo dimenticare che molti di questi lettori comprano soprattutto libri tecnici, per trovare informazioni legate strettamente alla loro professione, come medici, avvocati, ingegneri, informatici, architetti, operatori economici...
Credete ancora che la più grossa fatica sia scrivere un libro e che poi l'iter della pubblicazione e della vendita sia tutto in discesa? Beh, adesso non esageriamo, non correte a buttare il vostro libro nel cassonetto della spazzatura (la carta va nel contenitore apposito per il riciclo).

Scherzi a parte, tutto questo non è per scoraggiarvi, anzi. Se vi chiamano illusi perché volete fare gli scrittori e se, come il personaggio di Nessuno scrive al colonnello di Gabriel Garcia Marquez, vi dicono che "L'illusione non si mangia", date loro la stessa risposta del colonnello: "Non si mangia, ma alimenta". 
Tenetevi stretti i vostri sogni, però dovete anche essere pratici: perché il mucchietto di pagine sciolte che rappresenta il vostro lavoro si trasformi in un libro sullo scaffale di una casa, occorre percorrere ogni passo di una lunga e spesso frustrante strada. 
    
Qualcuno sostiene che non esistono capolavori rimasti nel cassetto, cioè che un libro buono sicuramente prima o poi verrà pubblicato. Noi non siamo d'accordo, perché ci sono mille motivi che possono indurre un editore a rifiutare un libro a priori, dopo un esame veloce e superficiale, magari anche solo un titolo che non piace, un argomento già molto sfruttato (quindi scartato in partenza), una presentazione scritta male (che irrita chi la legge) o una giornata con la luna storta.
Inoltre alcuni dattiloscritti- e questa è colpa solo degli scrittori esordienti- vengono inviati senza badare all'aspetto, pensando solo al contenuto, senza riflettere che il primo impatto l'Editore lo ha proprio con il malloppo arrivato per posta. E un aspetto sciatto, pagine sporche e spiegazzate che denunciano passaggi di mano, fogli sciolti che non stanno insieme, errori a catena nel testo fanno fare brutta figura all'Autore.
Allora, dato che state tentando di vendere un prodotto (perché per un editore il vostro adorato libro non è che un articolo commerciale), presentatelo al meglio possibile. Così potranno dirvi di no per quello che c'è dentro, non per quello che si vede fuori! 
Calma, calma, stavamo scherzando...

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